E da qui, e da qui
Qui non arrivano gli angeli
Con le lucciole e le cicale
E da qui, e da qui
Non le vedi più quelle estati lì
Quelle estati lì

Each Londoner has a London in his mind which is the real London (Virginia Woolf)
“La osservo abbagliato, come un insetto atterrato per caso sul dorso di un elefante. Le nuvole illuminate al neon mi dicono che solo una città grandissima, senza fine, può vincere così l’oscurità della notte. Ma che forma abbia, e cosa ci sia dentro, non riesco a immaginarlo. Non m’importa. E’ il mio primo giorno a Londra e io, giovanissimo, sono felice di essere qui, felice di starmene immobile tra la folla, e soprattutto felice di sentirmi una nullità, uno zero assoluto in confronto a tutto questo.” (Alex Roggero – Il treno per Babylon)
Ho letto questo libro di Guido Conti intitolato “La siccità“.
Ambientato a Montú Beccaria, in Oltrepó Pavese, racconta la vita di una famiglia contadina dove il protagonista, un ragazzino, vive con il papà, la mamma e lo zio.
Anche quell’estate il ragazzo passa le vacanze scolastiche nel suo paese. Andrea vive male il carattere del padre, molto nervoso a causa di una siccità che dura da mesi, e si svaga girando nei boschi e facendo una nuova, strana conoscenza.
Un libro di lettura molto piacevole e scorrevole. Guido ti porta in quel mondo, facendoti sentire la siccità addosso, sulla pelle secca, sulle labbra screpolate, facendoti addirittura venir una sete da arsura pagina dopo pagina. E quando l’estate finisce, ti viene voglia di tornare a scuola insieme ad Andrea.
Ho letto questo libro, una ristampa del 1988 a cura del “Giornale di Voghera” di “Voghera vecchia” di Alessandro Maragliano, pubblicato a puntate, sullo stesso settimanale, dal 1928 al 1930.
Maragliano ci racconta la Voghera di quegli anni, ma soprattutto la Voghera di 50 anni prima. Una cittadina con le sue tradizioni, i suoi personaggi, le sue attività, le sue chiese, fabbriche, strade, monumenti. Una Voghera in cui ci si conosceva tutti e in cui molti erano noti non per il nome, ma per il soprannome, rigorosamente in dialetto vogherese.
Un must have, per dirla con termini moderni, parlando però di qualcosa che ha radici molto antiche. Uno dei grandi omaggio che Maragliano ha fatto alla sua città natale.
Ho letto questo libro: il testo de “La dodicesima notte” di William Shakespeare.
Non mi esalta leggere un testo di un’opera teatrale. Il teatro lo trovo interessante se fruito nel suo contesto.
Leggere i dialoghi, le note e le didascalie invece non mi ha regalato molto se non forse, la voglia di andare a teatro.
Quindi, come dicono su Rai 1, ringrazio il dottore ma vado avanti (con un altro libro)
Ho letto questo libro: “Alessandro Maragliano. Racconto di un amore” del mio sempre amato professore Virginio Giacomo Bono, scrittore, storico e giornalista e amante delle cose belle.
Questo libro parla di amore.
Amore di Maragliano verso la sua città natale, Voghera, che ha tenuto nel cuore per gli oltre 90 anni di vita. Racconta la storia di questo personaggio, che ha così voluto bene alla sua Voghera, da lasciare incredibili documento a riguardo della sua storia, del suo passato, dei suoi personaggi e soprattutto del suo vernacolo, quella lingua Vogherese di cui Maragliano è il più prezioso custode.
Lissanden dra Russela, così firmava le sue poesie, è per il dialetto iriense ciò che Dante è stato per la lingua italiana, dandogli non solo dignità, ma elevandolo a linguaggio poetico.
Maragliano non è stato solo poesia. Per tutta la sua lunga vita, anche quando abitava lontano, ha sempre scritto di Voghera e del suo territorio, della sua storia, delle sue tradizioni, eventi, fiere, spettacoli, personaggi, e quant’altro e in questo libro Bono gli rende il doveroso omaggio.
Il mio ultimo giro: ANELLO ALTO DI MENCONICO.
Guardate il video fino alla fine (anzi anche dopo che sembrerà finito) per vedere chi arriva…
Ho pensato bene di fare questo giro il giorno dopo che ha piovuto tutta notte, e così ogni ruscello era un torrente, ogni sentiero un ruscello e ogni torrente un fiume in piena. Per non parlare dell’erba bagnatissima. Vabbè.
Detto questo: si parte da Menconico, si sale fino a raggiungere la strada asfaltata nei pressi di Lago, si ritaglia nel sentiero fino a Piano Margarino, il punto più alto del percorso. Il sentiero è molto bello, quasi tutto nel bosco e con tratti davvero meravigliosi. Non è pulitissimo e in qualche punto addirittura dissestato, soprattutto quando si tratta di attraversare l’Aronchio.
La discesa invece niente di che. Prima un bel sentierino, poi si arriva su una sterrata che dice davvero poco, finché si arriva al mulino e soprattutto si deve attraversare (ancora) l’Aronchio, che però qui sotto è già bello grosso e in piena. A questo punto tento l’attraversamento su un tronco di albero che è caduto. Erano solo pochi metri, però vi assicuro che è stato meglio non guardare in basso perché il torrente era davvero cattivo in quel punto e se fossi scivolato mi sarei fatto davvero un bel bagno.
Un bel giro. Se volte la traccia GPX guardate qui:
https://sentierioltrepopavese.it/…/015-anello…/
Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un abisso che va da un polo all’altro,
Ringrazio qualsiasi dio esista
Per la mia indomabile anima.
Nella feroce morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e di lacrime
Incombe solo l’Orrore delle ombre,
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.
William Ernest Henley
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